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Passeggiando per le campagne di Barchi

Il nome è un po’ strano: ogni volta che lo nomino a qualcuno appena conosciuto devo ripetere due o tre volte:

  • ‘Varchi? Marchi? Bari? Eh???’
  • ‘No BARCHI, con la B. BARCHI!’

Oggi Zio Giò vuole portarti a spasso per questo paesino che si trova nel cuore della provincia di Pesaro, dove storia, cultura, natura, paesaggio e tradizione si sono incontrati.

Vuoi conoscere le antiche ricette ed i valori delle Terre di Giò? Seguimi e lo scoprirai!

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Le origini del nome

Lo ammetto, il nome è un po’ strano e gli vengono attribuite varie origini: secondo alcuni per via della forma del castello, della sua cinta muraria che ricorda un po’ quella di una barca (appunto!) vista dall’alto.

Ci sono vari reperti storici secondo cui a partire dal mille dopo Cristo, si parli di Barki, Barti, Barthi, Bartis, Barte, fino ad arrivare all’attuale ‘Barchi’.

Secondo altri invece il suo nome deriva da Asdrubale Barca, il fratello del più famoso Annibale, che perì durante la battaglia del Metauro (Seconda Guerra Punica nel 207 a.C.) che si combattè proprio ad un tiro di schioppo da qui. 

Secondo alcuni il corpo del generale Cartaginese giace decapitato da qualche parte in zona. Chissà dove…

I suoi soldati sconfitti si narra, si ritirarono da queste parti e in suo onore diedero questo nome.

Leggenda? Realtà? Nessuno lo sa con precisione, ma l’ipotesi più accreditata vuole che queste terre fossero abitate fin dal X secolo avanti Cristo, da Pelasgi, Umbri, Etruschi, Galli, Romani, Visigoti, che lasciarono tracce del loro passaggio.

Pensa: non è insolito ancora oggi, mentre passo con l’aratro per i miei campi, che riemergano frammenti di pietre, cocci e mattoni, resti di qualche villa romana o vaso.

Barchi nel medioevo e rinascimento

Nell’epoca tardo medievale prima e rinascimentale poi, passarono i Malatesta, Federico da Montefeltro, i Della Rovere, personaggi di rilievo ed influenti a partire dal ‘300 in poi.

Il centro storico come oggi lo conosciamo venne edificato ad opera del celebre architetto ed urbanista Filippo Terzi nella seconda metà del ‘500: fu grazie a lui che Barchi si meritò l’epiteto di ‘Città Ideale’ del rinascimento. Un vero e proprio esempio di architettura urbanistica dell’epoca, realizzata secondo ‘divine proporzioni’ ed opere di ingegneria civile.

Ancora oggi la sua opera urbana rimane li, intatta, con i suoi inconfondibili tratti chiaramente distinguibili controluce durante il tramonto, con il sole che fa capolino ad ovest. 

Si distinguono chiaramente la Porta Nova e la torre cittadina che svetta su tutto, come fossero connotati distintivi di un volto umano.

Le campagne di Barchi hanno qualcosa di magico

Nonostante siano anni che abito in questi posti, ancora oggi se mi capita di rientrare a casa durante il crepuscolo, rimango incantato dalle forme di quel castello appoggiato sulla dolce collina che svetta tra tante altre e sormonta le valli.

Colline, valli e ancora colline tutto attorno; campi coltivati, seminati o con le colture nella loro stagione; campi verdi, arsi dal sole o coperti di neve, con fitta boscaglia fatta di alte querce, lecci o arbusti come divisorio tra un podere e l’altro, dove qualche specie selvatica trova la propria tana.

Per mantenermi in forma, quando ho un po’ di tempo libero, adoro percorrere di corsa quelle strade polverose e imbrecciate che come vasi capillari penetrano le campagne in un continuo sali e scendi.

Si respirano gli aromi di stagione nell’aria, aria buona di campagna. Ai bordi di quelle stradine arbusti o rovi che nella bella stagione mettono piccoli fiori che donano all’aria un profumo che ti fa ‘girar’ la testa mentre passeggi o corri.

Questo è il bello di vivere in posti come questi: la possibilità di ritrovare la tranquillità in una dimensione più umana. 

Non parliamo poi dei panorami: ti basta salire un po’ in alto, in qualche punto strategico, che hai la possibilità di osservare tutto intorno le colline circostanti, gli altri borghi, dall’Appennino al mare

Antiche ricette e ingredienti genuini.

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Nella vita capita spesso di essere alla ricerca di chissà cosa, chissà quale tesoro di inestimabile valore o chissà quale Sacro Graal, ma altrettanto spesso ci lasciamo sfuggire di mano il valore delle cose essenziali che compongono la nostra esistenza.

Piccole cose cui non diamo importanza ma di cui, solamente quando sentiamo la mancanza, ne comprendiamo il valore.

E' bene essere sempre attenti a questi dettagli per non perdere di vista il nostro benessere.

E' in luoghi come questo che sopravvive la tradizione

E' proprio tutta questa cornice che ha reso possibile che in luoghi come questo il tempo si fermasse.

E' proprio l'ambiente a misura d'uomo che ha fatto si che le tradizioni rurali locali sopravvivessero.

Pensiamo ai piatti tipici della tradizione, come i tacconi, che su questo crinale hanno trovato le loro origini (se vuoi la ricetta clicca qui).

Pensiamo alle feste e ricorrenze paesane che sono momento di aggregazione e vera e propria celebrazione di quella che è l'essenza del territorio.

E' da luoghi come questi che scaturisce benessere, nascono prodotti tipici che chiunque può gustare.

Ecco perché ho scelto Barchi, un borgo in cui regnano pace e tranquillità, dove c'è un'alta qualità della vita, isolato dal caos cittadino ma pur sempre a due passi dai maggiori servizi per il cittadino.

Qui si respira aria buona, si guardano i bei tramonti e il cielo si colora di azzurro e arancione, striato da nuvole che sembrano pennellate di bianco su un dipinto surrealista.

Si riesce ad apprezzare il rumore del silenzio, interrotto solo da qualche macchina che di tanto in tanto passa per la provinciale.

Pensa se tutti potessero vivere questa pace!

Un commento su “Passeggiando per le campagne di Barchi

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